Don Giovanni Pizzullo, nato in Regina, diocesi di Bisignano, verso l’anno 1534, da genitori di umili condizioni.
MONUMENTO DI GIOVANNI PIZZULLO a Roma
La sua grande ventura fu quella di conoscere e praticare i minimi del convento del suo paese e da essi, con i primi elementi del sapere, ebbe pure luminosi esempi di virtù.
Fu accettato nel febbraio del 1515 dal S. Ettore Caputo, allora Provinciale di Calabria.
Nel 1623 fondò il Collegio di San Francesco di Paola "Sui Monti".
Dopo l’ordinazione sacerdotale, si dedicò alla carica ecclesiastica.
Lasciato, perciò, il suo paese natio si trasferì a Roma dove prestò la sua attività in varie chiese.
L’integrità, la rettitudine e la parsimonia della sua condotta di vita lo resero stimato ed amato in tutti gli ambienti in cui oper, specie nella Basilica dei Dodici Apostoli, permettendogli di raggiungere anche un ottimo livello economico-finanziario.
Devotissimo di San Francesco di Paola, come tutti i calabresi della Capitale, strinse amicizia con i minimi calabresi di San Andrea delle Fratte.
Morì il venti agosto 1623 e fu sepolto nella chiesa dei SS. Sergio e Bacco.
Prima del suo trapasso, in piena lucidità mentale, memore della etrema povertà in cui era nato e vissuto al paese natio, prima di trasferirisi a Roma, redasse di sua mano un testamento in cui volle disporre tutti i suoi averi in opere buone, istituendo così i "Legati pii di Don Giovanni Pizzulli" - 1621.
Al Pizzulli stava a cuore, anzitutto, lasciare un monumeto perenne della sua grande devozione al santo calabrese: un tempio a lui dedicato in Roma con annesso collegio di studi ecclesiastici.
A questo scopo nominò suoi eredi universali i RR. PP. Minimi del Convento di San Andrea delle Fratte.
Lo zelante Don Giovanni, quasi novantenne, comprò, nel 1623, dal duca Giorgio Cesarini una vasta villa sita tra San Pietro in Vincoli e Santa Maria ai Monti che successivamente donò ai Minimi suoi eredi universali, riservando per sé l’usufrutto.
In segno poi di speciale benevolenza stabilì che tutti quelli nati e residenti in Regina, sua patria, potessero dimorare, senza limiti di anni.
Determinò, inoltre, che in uno dei giardini guardanti la Madonna dei Monti, dovesse sorgere, ex novo, una chiesa in onore del suo Santo protettore, San Francesco di Paola.
Gregorio XV, l’8 giugno dello stesso anno, con lettera apostoloca, approvò l’atto di donazione.
Nello stesso anno, l’infaticabile Don Giovanni fede acquistare per i minimi calabresi la Chiesa dedicata ai Santi Martiri romani Sergio e Bacco, sita presso la piazza della Madonna dei Monti.
Fu così costituita la nuova comunitèà composta al principio di nove religiosi professi, tutti di Regina o della Calabria, dei quali ci sono stati conservati i nomi, ovvero: il Vicario Correttore Giovan Battista in Sant’Agata dell’Esaro; il Parroco Francesco di Spezzano; Michele di Regina; Paolo di Ruito, Giovanni di Regina ed Antonio di Morano.
Questi, istituita la clausura ed ottenuta la licenza dai superiori aprirono alla pubblica devozione, aprirono alla pubblica devozione una cappella in onore di San Francesco di Paola.
L’11 settembre del 1623, con il consenso e per autorità del Corettore Generale P. Egidio Camart, alla presenza del rappresentante del Card. Protettore Ippolito Aldo Brandini e dei tre colleghi Gen.li Francesi, nella sacrestia della Santissima Trinità al Pincio, i Padri di San Andrea delle Fratte, fecero ai padri calabresi ed ai suoi successori la traslazione della intera e totale eredità.
Le Bolle Pontificie di Urbano VIII, prima e poi quelle di Alessandro VII, prescrissero a chiare lettere che il nuovo collegio fosse abitato solo dai minimi della Calabria e non di altra provincia
ISTITUTO TECNICO STATALE COMMERCIALE “G. PEZZULLO” di Cosenza
L’intitolazione a Giovanni Pezzullo (anzi Pizzullo come è scritto nei documenti del tempo) vuole ricordare il munifico Padre Cappuccino di Regina (frazione di Lattarico in provincia di Cosenza), il quale, vissuto fra il 1500 e il 1600, con un lascito del 1623 (nel 1924 consisteva di 8 Borse di Studio di £. 1.400,00 annue ciascuna) intese beneficiare gli studenti della Provincia di Cosenza e di alcuni comuni della Provincia di Catanzaro, meritevoli ma di famiglia poco facoltosa che seguiva gli studi universitari a Roma [Sito web Itc].
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